Mi è facile spiegarlo perchè tra questi ci sono anch'io!
Ebbene, dopo l'ultimo "concorsone" (mi sembra ci sia stato nel 2000 o 2001) lo stato decise di cambiare maniera di selezionare insegnanti. Il motivo?
Ufficialmente perchè il concorso valutava le "conoscenze" cioè il sapere, non il "saper insegnare", cioè la didattica. Ci si basava insomma sul buon vecchio detto di catoniana memoria "rem tene, verba sequentur".
Per ovviare al problema vennero create delle scuole di specializzazione post lauream a numero chiuso: l'esame iniziale avrebbe dovuto valutare le conoscenze, mentre i due anni di corsi ed esami, che si sarebbero conclusi con un "esame di stato", avrebbero dovuto offrire ai neo-insegnanti gli strumenti didattici per lavorare al meglio.
Ogni regione aveva una sua sis, ed il numero di posti disponibili corrispondeva in teoria ai bisogni della scuola negli anni venturi.
Ufficiosamente si potrebbe pensare che lo stato abbia voluto battere cassa per finanziare le università: infatti mentre il "concorsone" è una spesa per lo stato, le sis erano scuole a pagamento, con delle rette piuttosto alte; inoltre non erano previste borse di studio.
La cosa ha funzionato fino ad un certo punto: i primi abilitati sis, in media, hanno avuto accesso al ruolo in un numero ragionevole di anni. Poi però qualcosa è andato storto, principalmente per due motivi:
- Il numero di insegnanti necessario è stato sovrastimato rispetto ai reali bisogni della scuola
- La riforma Gelmini, diminuendo le ore di lezione nelle scuole (soprattutto per alcune classi di concorso tra cui la mia), ha reso le stime precedenti del tutto infondate
Come molti colleghi ho pensato di cambiare lavoro: secondo voi avevo più possibilità a 26 anni, fresca di laurea con lode e disposta a spostarmi in Italia o all'estero, o a 33 con un figlio piccolo e l'esperienza lavorativa circoscritta al campo dell'insegnamento?
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